Detrazioni 2016 per amianto ed eternit

Detrazioni 2016 per amianto ed eternit

Anche quest’anno la legge di stabilità ha prorogato le detrazioni fiscali per i lavori di messa in sicurezza di amianto ed eternit. Per tutto il 2016 chi esegue un intervento di bonifica e/o smaltimento di eternit o amianto, può detrarre dalle tasse il 50% delle spese sostenute per l’intervento stesso.

Le modalità sono le stesse degli anni precedenti, e cioè ripartizione in 10 rate annuali e un tetto massimo di 96.000 Euro. E’ importante sapere che dal 2017 le detrazioni scenderanno al 36% e il tetto massimo si abbasserà a 48.000 Euro. Questo a meno che, come è successo negli anni passati, non intervenga  una nuova proroga, che estenda gli attuali termini anche al 2017. Non essendovi comunque tale certezza, chi deve procedere con la messa in sicurezza di un immobile dall’amianto, farebbe bene a non posticipare al 2017 l’intervento, per non rischiare di avere detrazioni inferiori a quella attuale.

Si tenga presente che l’attuale detrazione al 50% è tale perché la bonifica di amianto ed eternit rientra nelle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie, che prevedono appunto una aliquota del 50%. Chi invece alla semplice bonifica affianca l’allestimento di un impianto fotovoltaico, ha diritto ad una detrazione del 65%, perché in questo caso l’intervento può rientrare nelle detrazioni per le riqualificazioni energetiche, che prevedono invece tale aliquota. Se si considera che, nel caso non intervenga una ulteriore proroga, anche questa detrazione scenderà nel 2017 al 36%, diventa evidente quanto sia consigliabile procedere immediatamente a chi ha intenzione di eseguire entrambi gli interventi.

Al riguardo bisogna comunque considerare che negli ultimi anni la proroga per le detrazioni c’è sempre stata, cosa che fa pensare che possa essere così anche per il 2017. Tutte queste proroghe rientrano infatti in una strategia da parte del governo che ha l’obbiettivo da una parte di spingere la ripresa del settore edilizio, e dall’altra di favorire la messa in sicurezza dall’amianto del nostro territorio, in modo da tentare di recuperare parzialmente il grande ritardo che il nostro paese ha accumulato al riguardo.

Con circa 32 milioni di tonnellate di amianto/eternit ancora da mettere in sicurezza, l’Italia, come peraltro quasi tutti i paesi europei, è in grande ritardo sulla tabella di marcia che dovrebbe portare, secondo quanto prospettato dalla Comunità Europea, a una intera Europa libera dall’amianto entro il 2028. Un traguardo che, stando agli attuali ritmi di bonifica, è molto difficile pensare raggiungibile, ma che comunque interventi governativi come quello delle detrazioni in discussione, contribuiscono quantomeno ad avvicinare.

Rifare il tetto dopo lo smaltimento: costi ragionati

Rifare il tetto dopo lo smaltimento: costi ragionati

Nella maggior parte dei casi ad un intervento di rimozione e smaltimento di una copertura in eternit, segue la costruzione di una nuova copertura che va a sostituire la precedente garantendone le stesse funzionalità. I casi in cui l’eternit non viene rimosso, ma solo messo in sicurezza con tecniche quali il confinamento e mantenuto in loco in modo che, in molti casi, mantenga le sue funzionalità, sono infatti una piccola parte del totale degli interventi sull’eternit.

Per questa ragione la questione del rifacimento del tetto è il principale problema che si presenta a chi esegue un intervento di rimozione e definitivo smaltimento della vecchia copertura in eternit. E come in moltissimi altri tipi di intervento, il problema maggiore che si affronta è quello di conoscere quali sono i prezzi di mercato per rifare completamente il tetto, a seconda delle particolari caratteristiche desiderate, in modo da poter scegliere l’azienda di costruzioni che offre le migliori condizioni e contenere il più possibile i costi. Adesso ci occuperemo quindi di analizzare i costi per la costruzione di una copertura in maniera ragionata e dettagliata.

I COSTI PER RIFARE IL TETTO

Di seguito riportiamo quelli che sono i prezzi medi di mercato per le diverse voci che possono rientrare in un intervento di rifacimento del tetto. Per ogni voce forniamo diverse possibili soluzioni, che presentano costi diversi tra di loro, in ragione delle diverse caratteristiche funzionali ed estetiche, che la particolare soluzione garantisce. La scelta di una soluzione rispetto alle altre, dipenderà chiaramente sia dalle particolarità dell’immobile su cui si interviene, sia dalle caratteristiche desiderate nella nuova copertura, così come dalle risorse che si è programmato di investire.

Le principali tra le voci riportate, sono quelle che dovrebbero rientrare in ogni preventivo ragionato e a voci separate, proposta da una impresa di costruzioni. Nelle voci non compare quella della progettazione della copertura. Il motivo è che nella maggior parte dei casi non viene realizzato alcun progetto, dato che la struttura su cui si interviene è quella del vecchio tetto che viene mantenuta tale e quale. In alcuni casi di interventi più complessi, dove alla realizzazione della nuova copertura si affiancano ulteriori interventi, quali ad esempio la realizzazione nel tetto di condotti di aerazione e simili, o addirittura modifiche strutturali importanti, il progetto diventa necessario e i relativi costi devono essere riportati nel preventivo.

COPERTURA DI BASE

Lastre
– zincate non coibentate: 9 Euro/mq
– con 3 cm di coibentazione: 14-15 Euro/mq
– con coibentazioni maggiori: 14-15 Euro/mq + 1,5 Euro/mq per ogni cm di coibentazione in aggiunta ai 3 cm di base

– posa in opera [necessaria e valida per tutti i tipi di lastre]: 10 Euro/mq

Tegole classiche
– coppi: da 16 Euro/mq a 26 Euro/mq a seconda del modello scelto
– tegole portoghesi: 28 Euro/mq
– tegole marsigliesi: 28 Euro/mq

– posa in opera [necessaria e valida per tutti i tipi di tegola]: 10 Euro/mq

Tegole in cemento
I modelli più diffusi sono quelli dell’azienda “Wierer” che ha in pratica il monopolio del mercato.
I costi vanno da 1,20 sino a 4 Euro per singola tegola. Il costo al metro quadro, è quindi fortemente dipendente dal modello scelto. La posa in opera si aggira sui 5 Euro/mq.

Gronde
– in lamiera zincata pre-verniciata: 25 Euro/m
– in alluminio: 30 Euro/m
– in acciaio: 32 Euro/m
– in rame: 35 Euro/m

OPTIONAL

– condotti di areazione: 80-120 Euro/m
– fermaneve: 5-6 Euro/m
– ferma passeri: 5-6 Euro/m
– camino prefabbricato: 250-400 Euro
– lucernario: 140-180 euro

A tali costi si deve sommare il costo dell’impalcatura, in non pochi casi necessaria. Tale costo può andare dagli 800 sino a circa 3-4.000 Euro, a seconda dell’altezza e della grandezza dell’area da ricoprire.

Essendo i valori riportati quelli medi di mercato, devono essere presi solo come indicazione di base. Ciò che realmente si riuscirà ad ottenere da un’impresa di costruzioni, dipende da vari fattori, tra cui ad esempio l’area geografica in cui opera l’impresa, dato che tra zona e zona, i prezzi medi possono variare considerevolmente. Non ultimo fattore è poi quello delle politiche commerciali dell’impresa di costruzione. Anche qui possono esserci consistenti differenze, tra imprese che operano nella stessa area. La richiesta di più preventivi a imprese diverse, diventa quindi una strategia quasi necessaria per ottenere le migliori condizioni, a parità di materiali e di qualità della manodopera.

DETRAZIONI

Chi affronta la realizzazione di un nuovo tetto, può usufruire di due tipi di detrazioni, quelle per interventi di ristrutturazione e quelle per interventi di riqualificazione energetica. Le prime, benché richiedenti alcuni requisiti, sono disponibili in genere per qualsiasi intervento di ristrutturazione e danno diritto ad una detrazione fiscale del 50%.

Le seconde si rivolgono invece specificamente agli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica e danno diritto ad una detrazione del 65%. Sono però chiaramente utilizzabili, nella fattispecie del caso, solo quando il rifacimento del tetto comporta un sufficiente risparmio energetico nell’immobile su cui si interviene, ad esempio nei casi in cui si ottiene un buon miglioramento dell’isolamento termico del tetto.

Rimozione eternit e pannelli solari: perché conviene

Rimozione eternit e pannelli solari: perché conviene

Chi smaltisce l’eternit da una copertura e di seguito ne fa costruire una nuova, non di rado coglie l’occasione di installare su quest’ultima un impianto di pannelli solari.

L’utilità di abbinare i due interventi, smaltimento e installazione impianto, sta nel risparmio che in questo modo si ottiene, dovuto al fatto che eseguire i due interventi separatamente e a distanza di tempo costerebbe di più, perché, ad esempio, eventuali mezzi e/o impalcature per lo spostamento verticale dei carichi, dovrebbero essere rimessi in opera ad ogni intervento. Inoltre molto spesso sono le stesse aziende che rimuovono il vecchio eternit ad installare anche l’impianto fotovoltaico, cosa che per l’utente abbassa per ovvi motivi i prezzi del costo totale sostenuto.

Purtroppo gli incentivi statali per l’installazione dei pannelli fovoltaici sono ormai solo più un ricordo, dato che sono definitivamente cessati con la fine del Quinto Conto Energia, l’ultimo a prevedere tali agevolazioni.

Nonostante ciò esistono ancora delle possibilità per chi voglia installare un impianto solare utilizzando delle agevolazioni statali. Al riguardo è però bene fare subito una importante differenziazione tra “impianti fotovoltaici” e “impianti per la produzione di acqua calda”.

Per i primi, attualmente, non esiste più un’apposita agevolazione sfruttabile. In determinati casi ci si può però rivolgere alle agevolazioni per le ristrutturazioni, che prevedono una detrazione del 50%.

Per gli impianti di produzione di acqua calda dall’energia solare, è invece possibile rivolgersi agli incentivi per gli interventi di riqualificazione energetica. Questi prevedono un 65% di detrazione per le spese sostenute dal 06/06/2013 al 31/12/2014, e il 50% per quelle sostenute dal 01/01/2015 al 31/12/2015, con un tetto di 60.000 Euro.

Essendo questa la situazione, chi intende abbinare i due suddetti interventi, ha ancora interessanti possibilità di risparmio, dato che alle detrazioni per lo smaltimento dell’eternit e per l’installazione dell’impianto si aggiunge il risparmio di fatto ottenuto dall’accorpare le due operazioni a cui ci si riferiva all’inizio. Ottimi motivi per rinnovare la propria abitazione in un’ottica di risparmio energetico e di attenzione per le questioni ecologiche e di tutela della salute.

Smaltimento eternit fai da te – 4: come procedere

Smaltimento eternit fai da te – 4: come procedere

In una soluzione “smaltimento eternit fai da te” una volta che indumenti, materiali e strumenti vari siano stati procurati, si può procedere con le operazioni di smontaggio, imballaggio e trasporto in discarica.

Dopo aver indossato gli indumenti necessari, si procede a bagnare l’eternit e l’ambiente circostante utilizzando l’apposito spruzzatore. In alternativa come spiegato nella terza parte di questa serie di articoli, è possibile ricoprire l’eternit con un apposito prodotto incapsulante. Tali operazioni hanno lo scopo di impedire, o quanto meno rendere molto difficile, alle fibre di amianto di liberarsi nell’aria per essere eventualmente inalate dagli operatori o da chi è nei dintorni. Nel caso si usi lo spruzzatore, l’eternit va mantenuto umido per tutto il corso dell’operazione fino al suo imballaggio.

E’ possibile a questo punto procedere con lo smontaggio delle lastre di eternit, o comunque dei manufatti di eternit da smaltire. In questo bisogna procedere con attenzione, smontando l’eternit dai relativi supporti con l’utilizzo di cacciaviti e chiavi, evitando rotture o scheggiature. In alcuni casi può purtroppo succedere che l’eternit sia stato fissato, magari al muro adiacente alla tettoia, con cemento o materiale simile. In situazioni del genere è a volte quasi impossibile non ricorrere all’uso del martello, per liberare le lastre in modo da poterle smontare. Lo si dovrà fare con estrema attenzione, dopo aver abbondantemente bagnato il tutto con acqua. Alla fine delle operazioni di smontaggio, gli elementi a cui l’eternit era attaccato, come nell’esempio del muro appena fatto, andranno spazzolati con cura, in modo da eliminare eventuali particelle di materiale rimaste attaccate.

L’eternit così rimosso verrà quindi imballato negli appositi contenitori di plastica, facendo attenzione che eventuali bordi o punte acuminate di eternit non lacerino la plastica stessa. Sui sacchi dovrebbe essere attaccato l’apposito sigilli “A” che segnala la presenza di amianto, e che si trovano in commercio. Infine l’eternit imballato dovrà essere portato in una apposita discarica atta a ricevere rifiuti contenenti amianto per essere smaltito.

Una fase importante e da eseguire con attenzione è quella della “decontaminazione” a fine lavori degli operatori stessi e degli indumenti non usa e getta utilizzati. Le tute usa e getta dovranno chiaramente essere riposte in sacchetti isolanti per venire smaltite. Le tute riutilizzabili non impermeabili, vanno invece aspirate dalle fibre e particelle che si sono su di esse depositate appena terminati i lavori e poi lavate con un appropriato procedimento. Nel caso di tute impermeabili il lavaggio lo si compie generalmente in doccia addosso all’operatore stesso. Anche il lavaggio degli stivali può essere fatto mantenendoli addosso, le scarpe da lavoro vanno invece lavate e pulite in modo più accurato, presentando più facilità a raccogliere particelle di amianto. Lo stesso procedimento deve essere utilizzato per i guanti da lavoro.

Smaltimento eternit fai da te – 3: strumenti e accessori

Smaltimento eternit fai da te – 3: strumenti e accessori

Mentre in questo articolo ci occupavamo degli indumenti da utilizzare per smaltire l’eternit da sé, parleremo ora degli attrezzi e accessori da impiegare nelle operazioni di smontaggio e trasporto. E’ innanzitutto essenziale uno spruzzatore per l’acqua. Lo spruzzatore serve per bagnare inizialmente l’eternit e l’ambiente circostante e per mantenerlo umido sino alla fine dell’operazione.  Mantenere l’eternit umido è necessario per impedire alle particelle di amianto di staccarsi dal supporto del materiale e disperdersi nell’aria. In questo modo le fibre di amianto resteranno più facilmente attaccate al supporto anche durante gli spostamenti.

Altra soluzione per evitare la dispersione delle particelle di amianto nell’aria, più complessa e costosa, è quella dell’incapsulamento, che viene utilizzata dalle aziende specializzate. Consiste nell’impiego di apposite vernici che vengono spruzzate sull’eternit prima di rimuoverlo e che vanno a costituire una sorta di rivestimento protettivo, che ingloba le particelle di amianto ed evita che si disperdano nell’aria. E’ una soluzione che per il fai da tè è percorribile, ma presenta oltre che costi maggiori, anche un procedimento più complesso.

Altro materiale necessario, se si intende portare da sé l’eternit in discarica, evitando quindi il corrispondente costo di trasporto da parte di un’azienda specializzata, sono dei sacchi appositi di plastica. Tali sacchi devono poter contenere il materiale e devono inoltre presentare uno spessore sufficiente da impedire, per quanto è possibile, l’essere bucati o tagliati da pezzi di eternit acuminati o taglienti. A fine operazioni i sacchi dovranno essere sigillati con apposito sigillo per amianto e portati in discarica.

I vari strumenti da utilizzare nello smontaggio sono quelli generalmente usati in edilizia e carpenteria: cacciaviti, pinze, tenaglie e altri tools del genere. Sono poi importanti delle spazzole e pennelli di una certa dimensione, che servono  per ripulire i muri e altri supporti a cui l’eternit era attaccato e che potrebbero conservare particelle di amianto dopo che l’eternit è stato rimosso.
Importante è in ogni caso evitare, se non dove impossibile altrimenti, l’uso di martelli e di altri strumenti di demolizione, che romperebbero le lastre di eternit, le quali invece devono essere mantenute integre, per evitare che fibre di amianto si liberino nell’aria lungo i bordi di rottura.

Smaltimento eternit fai da te – 2: gli indumenti necessari

Smaltimento eternit fai da te – 2: gli indumenti necessari

Quando si è sicuri che la soluzione dello smaltimento in proprio è percorribile, come abbiamo spiegato in questo articolo, ci si deve attrezzare per procedere allo smaltimento e poi effettuare le diverse operazioni che costituiscono l’intero intervento.

La parte più importante “dell’attrezzatura” consiste negli elementi di protezione del personale, in primo luogo la tuta. Esistono diversi tipi di tute adatte a tale uso. Una caratteristica che sicuramente devono avere è quella di non essere porose, di presentarsi quindi come una barriera per le fibre di eternit. Motivo per cui le normali tute da lavoro di tela leggera non sono in questi casi indicate.

Essenzialmente ci si può rivolgere a due tipi di tute, quelle usa e getta e quelle riutilizzabili. Dovendo fare l’operazione una sola volta, la soluzione più economica consiste chiaramente nelle tute usa e getta. Queste sono di solito costituite di carta, tela plastificata piuttosto sottile e a volte di cotone molto compatto. Presentano il problema di lacerarsi con una certa facilità, per cui è bene fare attenzione quando le si indossa e si maneggia dell’eternit con bordi taglienti o acuminati, dato che la tuta potrebbe da questi essere lacerata.

Le tute riutilizzabili hanno invece spessori e resistenze maggiori, sonno sovente impermeabili, ma presentano dei costi non giustificabili per un’operazione una tantum, a meno che non la si possieda già. Importante è in ogni caso che la tuta incorpori un cappuccio che protegga la testa dell’operatore, in modo che la protezione non presenti interruzioni di continuità dal corpo al capo dell’operatore stesso.

Altro indumento importante sono gli stivali o le scarpe da lavoro. I classici stivali di gomma impermeabili, sono un’ottima soluzione, dato che possono essere facilmente lavati, anche portandoli ancora addosso. Anche le scarpe da lavoro antiscivolo sono una buona soluzione, pure se il loro lavaggio è meno semplice perché presentano maggiori spazi in cui le fibre di amianto possono depositarsi. Stivali o scarpe devono comunque essere abbastanza alti da venire completamente coperti dai pantaloni della tuta.

Anche i guanti sono importanti e devono anche questi essere abbastanza alti da finire oltre il polso dell’operatore. Dato inoltre che  si può avere a che fare con eternit tagliente, i guanti devono presentare una buona resistenza e di conseguenza un appropriato spessore.

Ultimo indumento, ma estremamente importante, è la mascherina. Ce ne sono di moltissimi tipi. Quelle più sofisticate ed efficaci, coprono anche tutto il viso e sono dotate di potenti filtri per l’aria.
Vi sono poi i veri e propri respiratori, dotati di serbatoio esterno di aria pura con flusso continuo o a richiesta.

Maschere e respiratori del genere sono necessarie in situazioni piuttosto estreme, in cui l’ambiente dell’operazione si riempie di corpuscoli e fibre di amianto che diversamente sarebbero sicuramente inalate. Per un’operazione di smaltimento di eternit eseguita da un privato, in situazioni quindi di materiale con un indice di degrado relativamente basso e in quantità limitate, risultano invece quasi sempre sufficienti le maschere più leggere, monouso, costituite da un unico pezzo di materiale filtrante.

Smaltimento eternit fai da te – 1: quando farlo

Smaltimento eternit fai da te – 1: quando farlo

Smaltire l’eternit da sé è un’opzione che in alcuni casi può risultare in un certo risparmio, rispetto alla soluzione in cui ci si affida ad un’azienda specializzata. Vedremo più sotto quali le situazioni per cui tale opzione è percorribile.

Prima però è bene chiarire subito che quando si parla di smaltimento fai da te, ci si riferisce alle operazioni di smontaggio, preparazione per il trasporto in discarica e trasporto stesso, e non allo smaltimento vero e proprio che deve essere chiaramente effettuato da una discarica attrezzata a riceve rifiuti contenenti amianto.

Quali sono le situazioni in cui può essere possibile e può convenire smaltire l’eternit da sé? In generale perché ciò sia possibile, l’eternit da smaltire deve essere facilmente accessibile. Pensare ad esempio di smontare da sé dell’eternit a 20 metri di altezza è un’idea quantomeno azzardata. Anche la facilità dello smontaggio ha un suo peso dato che, lo ricordiamo, bisogna evitare ad ogni costo di spezzare le lastre di eternit, dato che tale operazione provocherebbe la liberazione di fibre di amianto nell’aria.

Bisogna poi fare molta attenzione allo stato in cui l’eternit si presenta. Maggiore è il degrado del materiale, più l’operazione può comportare pericoli per la salute. Ad esempio, il caso di una tettoia di eternit, di una certa dimensione, che in parte ha ceduto, accumulando a terra pezzi di eternit e corpuscoli e polvere di materiale, presenta un alto grado di pericolosità perché le fibre dia amianto possono facilmente volatilizzarsi e venire inspirate. In questi casi, l’intervento di una azienda specializzata diventa necessario.

Altra variabile che incide sulla decisione è la quantità di eternit da smaltire. Questo non solo perché grandi quantità sono più difficili da gestire e trasportare, ma anche per ragioni economiche. Quello che di fatto succede è che maggiore è la quantità di materiale da smaltire e minore è la convenienza nel farlo da sé.

Il motivo è che le aziende di smaltimento hanno dei costi fissi, quali ad esempio quelli delle pratiche ASL, dello spostamento di personale e strumenti sul luogo della rimozione, e altre spese del genere. Questi costi fissi sono pressappoco gli stessi indipendentemente dalla quantità di eternit da smaltire. Se la quantità da smaltire è piccola, i costi fissi al metro quadro sono alti, perché vengono suddivisi su un numero di metri quadri limitato. Quando le superfici sono invece più estese, il costo a metro quadro scende proporzionalmente.

La convenienza della soluzione in proprio risulta quindi davvero interessante solo per piccole quantità, perché in tali casi delle operazioni quali il trasporto in discarica sono effettuate dal proprietario stesso dell’immobile e il relativo costo fisso è nullo.
Nel caso invece di grandi quantità, il risparmio al metro quadro che si avrebbe per i costi fissi con la soluzione in proprio, sarebbe molto più basso, dato che il costo fisso in tale caso andrebbe suddiviso per un grande numero di metri quadri.

In seguenti articoli ci occuperemo degli altri aspetti sul come smaltire l’eternit da sé prendendo in esame gli indumenti e le attrezzature necessarie e la procedura da seguire.

Eternit: rimozione o bonifica in loco?

Eternit: rimozione o bonifica in loco?

Generalmente, riguardo all’eternit, si sente parlare di rimozione e smaltimento, termini con cui si intende il trasporto e la definitiva collocazione del materiale in una apposita discarica. Interventi che quindi implicano non solo il costo dello smaltimento stesso, ma anche quelli dello smontaggio e del trasporto dell’eternit alla discarica. A questi, non di rado si deve aggiungere il costo per la realizzazione di una una copertura sostitutiva a quella di eternit, dovendo gli spazi rimasti scoperti essere necessariamente ricoperti per poter essere ancora utilizzati.

Il costo totale di uno smaltimento a volte viene quindi ad essere anche di una certa entità. Per questo a volte si preferisce una soluzione più contenuta e meno costosa. Stiamo parlando della bonifica in loco. Questa soluzione prevede di mantenere l’eternit dove si trova, bonificandolo sul posto, con particolari tecniche a cui accenneremo più sotto, che possono anche variare da caso a caso.

Il principale vantaggio di una scelta di questo tipo è la possibilità di mantenere in uso l’eternit bonificato. Nel caso di una tettoia, che per questo tipo di intervento è quello in assoluto più comune, è ad esempio possibile continuare ad utilizzare le sue funzioni di copertura, senza avere particolari cambiamenti tra il prima e il dopo. In questo modo, la spesa per una nuova copertura viene evitata con un ottimo vantaggio sul costo finale dell’operazione.

Bisogna però subito dire che una bonifica in loco è un intervento i cui risultati, per quanto durevoli, non sono mai definitivi. Arriverà il momento, magari dopo 5 o 10 anni, in cui un vero e definitivo intervento di smaltimento si renderà necessario. Altra cosa da aggiungere è che ad una bonifica di questo tipo si presta dell’eternit il cui stato di conservazione non presenta gravi problemi. Nel caso di eternit con un alto livello di degrado, una operazione del genere rischia di rivelarsi quanto meno sconveniente dal punto di vista economico, se non addirittura inutile, dato che dopo un tempo relativamente breve si renderbeb necessario un vero intervento di rimozione.

Tra le tecniche utilizzate per la bonifica in loco, la principale è quella dell’incapsulamento. E’ una tecnica con cui si riveste l’eternit verniciandolo con apposite sostanze. Queste sostanze creano attorno ai manufatti trattati una sorta di rivestimento protettivo che isola il materiale dall’ambiente ed evita che le fibre di amianto si stacchino dalla matrice di cemento e si disperdano nell’aria.

Per quanto riguarda i risparmi che una soluzione del genere presenta rispetto alla rimozione, è difficile dare dei dati precisi. Facendo il caso di una di un intervento che prevede dei costi per la rimozione e per la successiva costruzione di una nuova copertura, il rapporto è circa di uno a 4. Facendo quindi l’esempio di una tettoia, se un intervento di rimozione/smaltimento e successiva costruzione di una nuova copertura verrebbe a costare 10.000 Euro, il corrispondente intervento di bonifica in loco costerebbe all’incirca 2.500/3000 Euro.

Agevolazioni smaltimento e bonifica eternit 2014

Agevolazioni smaltimento e bonifica eternit 2014

Bisogna riconoscere che il governo, in tema di messa in sicurezza dell’amianto, alcuni passi li ha fatti e li sta facendo. Tra gli altri ci riferiamo al decreto legge n° 63 del 2013, che tra le altre cose, estende le agevolazioni già esistenti per il risparmio energetico, agli interventi per la bonifica e lo smaltimento di amianto ed eternit.

Questo provvedimento va ad integrare l’insieme di decreti conosciuto con il nome di Ecobonus, che riguardano in particolare tutti quegli interventi che hanno come obbiettivo il risparmio di energia o la sua produzione con fonti alternative.

Quello che nel suddetto decreto è più importante, riguarda la possibilità di detrarre dall’imponibile fiscale, il 65% delle spese sostenute per un intervento di bonifica e/o smaltimento dell’amianto.

Considerando il fatto che si parla di estendere tali agevolazioni almeno sino al 2020, sembra che l’impegno dello stato per i temi legati all’ecologia e alla salute sia sempre più forte e deciso.

C’è inoltre da considerare che questi interventi hanno anche un effetto indiretto e positivo su un settore, quello dell’edilizia, che è in assoluto uno dei più colpiti dalla crisi. Attraverso degli aiuti dati con l’obbiettivo primario di salvaguardare la salute e l’ambiente, lo stato finisce anche per favorire l’occupazione nelle imprese edili, che a causa della crisi sono state costrette negli ultimi anni a ridurre  in maniera drastica i propri occupati.

Tutto quello che possono sperare coloro che hanno a cuore le tematiche dell’ambiente, dell’ecologia e della salute è che azioni di questo tipo da parte della politica siano sempre più frequenti e determinanti. Sarà forse possibile in questo modo, benché con un considerevole ritardo, arrivare all’obbiettivo di avere smaltito, o comunque messo in sicurezza, tutto l’amianto e l’eternit che in enormi quantità è ancora presente sul territorio italiano.

Il costo dello smaltimento eternit

Il costo dello smaltimento eternit

Essendoci attualmente in Italia qualcosa come 100 milioni di metri quadri di eternit ancora da smaltire, e tendendo l’eternit a degradarsi nel tempo, è comprensibile come siano sempre di più coloro che si trovano di fronte al problema di procedere alla bonifica o, ancora meglio, allo smaltimento definitivo dell’eternit presente nei propri immobili.

E’ evidente come una delle questioni che in questi casi ci si trova ad affrontare è quale sia il modo di ottenere un buon servizio di smaltimento riducendo il più possibile le spese. Per farlo occorre certamente chiedere dei preventivi riguardo al servizio in questione a più aziende, in modo da confrontarli per scegliere quello più conveniente. Oltre a ciò sarebbe però bene avere presente un’idea di massima di quelli che sono i costi di smaltimento medi che attualmente il mercato presenta.

Per questo adesso daremo uno schema orientativo di quelli che sono i costi di un servizio di smaltimento e aggiungeremo poi alcune considerazioni utili a meglio comprendere i dati riportati:

50   mq: da 19 € a 25 € x mq
 100   mq: da 15 € a 23 € x mq
 200   mq: da 12 € a 18 € x mq
 500   mq: da 10 € a 14 € x mq
1000   mq: da 8  € a 13 € x mq

Riguardo a questi costi si tenga innanzitutto in considerazione che sono diversi i fattori che finiscono per posizionare un servizio in un determinato punto della forchetta del minimo e massimo costo.

Innanzitutto i costi per lo smaltimento sono non di rado più bassi nelle regioni del Sud rispetto a quelle del Nord, a causa soprattutto del minore costo della manodopera nel Sud. Anche se è vero che, in particolare a causa della crisi nel settore edile e settori connessi, tale diversità è andata sempre più assottigliandosi.

Altro fattore in gioco è l’accessibilità dell’eternit da smaltire e la sua facilità di smontaggio. E’ chiaro che a parità di località e di estensione, il costo in termini di lavoro e di mezzi utilizzati, per smontare ad esempio una tettoia accessibile solo dalla strada e a 20 metri di altezza è ben maggiore di quello richiesto da una tettoia della stessa estensione ma che copre magari un capannone di un solo piano altro tre metri.

Vi è poi da considerare la distanza della zona di intervento rispetto alla discarica in cui l’eternit troverà la sua definitiva collocazione, che è un elemento che varia non poco. Non c’è qui certo lo spazio per trattare l’argomento delle discariche per l’amianto. Al riguardo è sufficiente tenere presente che, ovviamente, le discariche di questo tipi sono discariche speciali, approvate e controllate dai preposti organismi governativi e appositamente costruite per contenere rifiuti pericolosi, e che tali discariche sono purtroppo poco numerose. Basti pensare che in Italia ci sono un paio di province che non ne hanno neppure una e che sono diverse le amministrazioni italiane che finiscono per spedire l’eternit da smaltire addirittura all’estero, cosa che aumenta considerevolmente i costi del servizio finale.

Sono tutti questi i fattori, e anche altri di importanza minore, che incidono su quello che l’utente finale si troverà a pagare. E oltre questo ci sono le diverse politiche di prezzo adottate dalle aziende locali, i cui prezzi possono variare anche considerevolmente. Motivo per cui è bene richiedere, come abbiamo già detto, diversi preventivi a più aziende.

Infine, non dovrebbe esserci bisogno di sottolineare che qualsiasi sia l’azienda a cui ci si affida per lo smaltimento, questa deve essere in grado di garantire il completo rispetto di tutte le norme e le procedure utilizzate negli interventi sull’amianto e atte a salvaguardare innanzitutto la salute dei cittadini così come degli operatori. Nella quasi totalità le aziende in questione sono serie, professionali e rigorose nel rispetto di norme e procedure corrette. In rari casi può però capitare che, soprattutto per abbassare i costi, alcune aziende operino in maniera che quantomeno è possibile definire non proprio “corretta”. Quindi attenzione.