Morti per amianto alla Pirelli di Milano: assolti gli ex dirigenti

News on 26 Dec , 2016

In un tempo in cui eternit ed amianto erano utilizzati in pratica dappertutto, grazie alle qualità tecniche che offrivano e ai costi contenuti, anche la Pirelli, nel suo stabilimento di Milano, ne impiegò in maniera massiccia. In quegli anni, dai ’70 agli ’80, la produzione e vendita di amianto non era ancora vietata, ma già si conoscevano i pericoli a cui era esposto chi lavorava con tale materiale e con i suoi composti.

Già allora erano infatti obbligatorie alcune misure di protezione per i lavoratori, previste da una legge in vigore dal 1956. Tali misure, secondo quanto deciso nella prima sentenza sul processo per le morti causate dall’Amianto alla Pirelli di Milano, furono del tutto sottovalutate. Per questo il Tribunale nel Luglio 2015 riconobbe undici ex dirigenti dell’azienda colpevoli di aver causato le morti di diversi operai che nel periodo in questione lavorarono nello stabilimento milanese. Lì l’amianto era utilizzato principalmente come isolante perle tubature e nella mescola per la fabbricazione dei pneumatici. E’ al riguardo di tale impiego che il Tribunale parlò di gravi negligenze riguardo alle misure di protezione dall’amianto da parte dei dirigenti milanesi dell’azienda.

Adesso a più di un anno di distanza la prima sentenza viene totalmente ribaltata dalla Corte d’appello, che scagiona completamente gli ex dirigenti in precedenza condannati. In particolare Ludovico Grandi e Gianfranco Bellingeri, entrambi ex amministratori delegati della Pirelli milanese e riconosciuti colpevoli nel primo grado del processo, anche con l’accusa di non aver adeguatamente informato gli operai sui rischi connessi con l’amianto, ricevono una piena assoluzione. Assoluzione riconosciuta anche agli altri dirigenti condannati nel primo processo e che negli anni a cui il fatto risale coprivano mansioni diverse.

Se c’è chi può dirsi felice della nuova sentenza, c’è anche chi la accolta con dispiacere e sorpresa, come sicuramente hanno fatto i famigliari delle vittime. Sono loro, assieme a Michele Michelino, il presidente dell’associazione Difesa della Salute e parte civile nel processo, a denunciare quella che secondo loro è una preoccupante mancanza di leggi che proteggano efficacemente i lavoratori. Per ottenere finalmente giustizia per gli operai morti alla Pirelli di Milano, affermano che continueranno la propria battaglia facendo ricorso contro l’ultima sentenza, che considerano ingiusta e inesplicabile.