Legambiente: Liberi dall’amianto 2015

News on 14 May , 2015

Almeno 32 milioni di tonnellate di amianto ancora da smaltire, soprattutto in forma di eternit, presenti sul territorio italiano. Questo dato, peraltro già noto essendo stato fornito già da tempo dal CNR-Inail, e basato su stime approssimate per difetto, è nondimeno quello che più colpisce nel dossier “Liberi dall’amianto 2015″, pubblicato solo pochi giorni fa da Legambiente.

Il dossier, dedicato a fotografare la situazione della bonifica del territorio nazionale dall’amianto, fornisce una serie di dati, pubblicati da parte di diverse entità, non certo incoraggianti. Ad esempio si viene a sapere che Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise, Puglia e Sardegna non hanno ancora approvato i piani regionali amianto, nonostante la Legge 257 ne prevedesse la redazione entro 180 giorni dalla pubblicazione della stessa.

Altro dato interessante è che il censimento degli immobili e delle aree contenenti amianto, assolutamente necessario per la programmazione degli interventi di bonifica, è ad oggi stato realizzato solo in 10 regioni, e per giunta in maniera disomogenea. Per il censimento sarebbero circa 188.000 gli immobili pubblici e privati contenenti amianto che necessitano di un intervento di bonifica. Se si tiene conto che anche in questo caso il dato è almeno in parte sottostimato, e se si raddoppia tale cifra aggiungendoci le regioni mancanti per stimare approssimativamente la situazione a livello nazionale, si arriva a qualcosa come 400 mila immobili necessitanti un intervento. A tale cifra va aggiunta quella dei 6.913 siti industriali situati in tutto il territorio nazionale, assieme a quelle di diverse altre strutture contenenti, in quantità varie, fibre di amianto e suoi composti.

Se si tiene conto di tali dati e della velocità alla quale le operazioni di bonifica stanno procedendo su tutto il territorio nazionale, si arriva alla conclusione, già riportata in un altro articolo, che di questo passo occorreranno più di 80 anni per il relativo completamento. Un tempo assolutamente insostenibile.

La situazione è particolarmente preoccupante perché con qualsiasi composto dell’amianto, ma in particolare con l’eternit, il passare del tempo provoca un degrado che cresce esponenzialmente. Anche perché l’eternit, come si sa, è stato usato in particolare per le coperture civili e industriali, e poi anche per altri tipi di manufatti quali ad esempio i serbatoi dell’acqua da tenere all’aperto. Manufatti questi tutti esposti all’aggressione degli agenti atmosferici.
Il problema è che una volta che l’eternit raggiunge un certo livello di degrado, la velocità dell’azione degli agenti atmosferici diventa sempre maggiore, fino a portare, in casi estremi, al collasso strutturale del manufatto. E’ questo ad esempio il caso di quelle fabbriche abbandonate le cui coperture di eternit sono crollate e si sono ammucchiate al suolo, provocando una enorme dispersione di fibre dia amianto nell’aria. Ma il pericolo vi è chiaramente anche quando la struttura non collassa, ma non di meno presenta micro sfaldamenti e crepe, dalle quali le fibre di amianto sono libere di uscire.

Per tutte queste ragioni, e per diverse altre, l’intervento in materia di messa in sicurezza da eternit e amianto da parte degli enti governativi e pubblici ai diversi livelli, deve essere veloce, consistente e continuativo. E certamente una parte non trascurabile deve essere compiuta anche da ogni proprietario di immobile in cui vi sia presenza di amianto, che dovrebbe subito procedere alla denuncia dell’amianto agli enti competenti e/o alla richiesta di ispezione da parte di un’azienda specializzata a cui fare seguire, se necessario, un intervento di bonifica o smaltimento.

Chi volesse scaricare l’intero dossier amianto pubblicato da Legambiente, può farlo su questa pagina.