Eternit: giustizia non è fatta

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Ne hanno parlato tutti i media, e il motivo è ben comprensibile. Perché non è certo strano che vi sia un’onda di indignazione popolare quando degli imputati per reati gravi e che hanno comportato danni a singoli individui e anche a tutta la società si “salvano” grazie alla prescrizione. E’ quello che è successo a Stephan Schmidheiny il magnate dell’eternit, solo qualche giorno fa.

Nei confronti dell’imprenditore svizzero, accusato dalla procura di Torino di disastro ambientale, per aver taciuto e ignorato i danni che l’amianto utilizzato nella fabbricazione dell’eternit nei suoi stabilimenti provocava a persone e cose, è stata infatti pronunciata dalla Corte di Cassazione una sentenza di prescrizione. Questo perché troppo tempo è passato dall’accusa formale del reato alla sentenza di colpevolezza che era stata emessa nei confronti dell’imputato.

E così in tutta Italia si è levata una voce di amarezza e anche rabbia, per quanto accaduto, ad iniziare dai parenti delle vittime provocate dall’eternit, per continuare con associazioni ambientaliste, attivisti politici, opinionisti e tantissima gente comune.

E’ una cosa ovvia purtroppo però constatare che la Corte di Cassazione, nel prescrivere il reato, non ha fatto altro che applicare le leggi in vigore. Da parte sua non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. La riflessione si sposta quindi sulle leggi che regolano la prescrizione e pone sicuramente la domanda se per reati tanto gravi, quale quelli commessi dall’imprenditore svizzero, i termini di prescrizione non debbano essere quantomeno ben più lunghi. La questione è delicata, perché anche la prescrizione ha una sua seria motivazione: evitare che un imputato, in particolare se innocente, paghi ingiustamente per le lentezze della giustizia amministrata dallo stato. Ed è per questo che trovare dei termini di prescrizione ragionevolmente lunghi, ma non ingiusti per gli imputati, è una questione centrale, soprattutto per i reati peggiori che si scontrano dolorosamente con la morale della società e con il sentire della maggioranza dei cittadini.

Bisogna comunque notare che il magnate dell’eternit si è salvato con la prescrizione dal reato di “disastro ambientale” ma non dall’accusa di essere responsabile della morte di centinaia di persone. Per questo motivo la Procura di Torino ha avanzato una nuova formulazione di reato, quella di omicidio volontario. Tutti coloro che hanno a cuore la giustizia e ancora di più la volontà che fatti del genere non tornino a ripetersi si augureranno quindi che, con questa nuova accusa, il corso della giustizia sia più rapido e deciso, e che la prescrizione in questo caso non salvi più nessuno.