Eternit e ‘ndrangheta nella discarica di Sant’Ambrogio di Torino

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Sono fatti gravi quelli connessi alla discarica di Sant’Ambrogio di Torino, stando a quanto pubblicato su Repubblica in un articolo riguardo alle indagini sui tentativi di infiltrazione della ‘ndrangheta, tentativi atti ad assicurarsi degli appalti nei lavori per l’alta velocità.

L’operazione “San Michele” seguita all’indagine, ha portato all’arresto di Giovanni Toro, gestore della discarica. Dietro sembra esserci uno scenario davvero preoccupante, in cui il business della movimentazione terra si interseca con quello dello smaltimento illegale di rifiuti pericolosi, tra cui amianto ed eternit.

Il sistema si fonda su un meccanismo micidiale quanto efficace. Si tratta in poche parole di utilizzare materiali di scarto, anche tossici e nocivi, per la costruzione di fondamenta di nuove costruzioni. In questo modo si ottengono due risultati. Il primo è quello di avere materiali disponibili senza dover pagare alcunché. Il secondo, certamente maggiore, è quello di poter smaltire materiali di rifiuto a costi nulli. Se si tiene presente che costo di smaltimento aumenta in maniera considerevole se si tratta di materiali tossici o comunque pericolosi quali l’amianto e l’eternit, allora si capisce quanto questo meccanismo possa risultare conveniente per aziende e imprenditori disonesti.

Ancora più chiari appaiono i vantaggi di un sistema del genere, se si tiene presente che in questo modo diventa possibile abbassare le offerte nelle gare di appalto in maniera tanto drastica da sbaragliare qualsiasi azienda concorrente.

I danni causati all’ambiente e alle persone sono però tremendi. Al riguardo sono significative le testimonianze di operai che lavoravano nella suddetta discarica che parlano ad esempio di “paura di zappare” per quello che potrebbe nascondersi nel sottosuolo. L’episodio più emblematico al riguardo, è però quello raccontato da un operaio pugliese che preoccupato per quello che potevano contenere alcuni bidoni che gli era stato comandato di aprire, interpella al riguardo Toro. Questi, seccato per il comportamento dell’operaio, gli fa capire che se non vuole ritornarsene in Puglia senza lavoro, deve eseguire quanto gli è stato chiesto senza fare domande. Fatti come questo e altri simili, ad esempio di operai che accusano malori durante “certi” lavori o mansioni, contribuiscono a gettare una luce fosca e oscura, su tutta la vicenda.

Notizie come questa, che sono già preoccupanti di per sé, lo diventano ancora di più se si considera quanto da più parti segnalato riguardo ai tentativi d’infiltrazione della mafia nel business dello smaltimento dell’eternit e amianto. Le mafie sono infatti consapevoli del consistente giro di denaro che la necessità di smaltire l’enorme quantità di eternit ancora presente sul nostro territorio muoverà nei prossimi anni. Per questo sembra che si siano già mosse per mettere le mani sul business delle discariche. Occorrerà quindi grande attenzione da parte di tutti i soggetti coinvolti nel monitoraggio della legalità. Non ultimi i cittadini stessi.