Eternit, Bagnoli e malattie da amianto

News on 1 Mar , 2017

L’impianto industriale di Bagnoli, ora dismesso, è stata una delle sedi di produzione dell’Eternit, l’azienda che fabbricava l’omonimo materiale composto di cemento e fibre di amianto. Attualmente l’operazione di bonifica da eternit, amianto e molte altre sostanze inquinanti è stata finanziata con 50 milioni di Euro nel 2016 dal governo Renzi.

Le attività industriali svolte nel grande impianto da tempo non più in funzione, che ospitava anche sedi di altre grandi aziende, come l’Italsider, hanno comportato nel quartiere adiacente l’accumulo nel tempo di elevate concentrazioni di sostanze inquinanti e pericolose, quali arsenico, berillio, piombo e mercurio.

A tutto questo va aggiunto anche l’amianto proveniente dalla ex Eternit, che assieme agli altri agenti inquinanti, risulta pericoloso perché cancerogeno.

Al riguardo, il perito del tribunale che si è occupato della relazione di bonifica della ex Italsider, Claudio Galli, ha collaborato con il medico del lavoro Angela di Tommaso, sulle relazioni esistenti tra agenti inquinanti e malattie tumorali. E’ stato in particolare analizzato il caso di una donna che abitò tutta la vita nel quartiere e che essendosi ammalata di tumore e avendo denunciato il fatto, morì dopo qualche anno.

Nonostante non si sia mai riusciti a provare il nesso causale tra l’inquinamento della zona e la morte della donna, gli esperti affermano che il tumore da cui era affetta era compatibile con gli effetti di una esposizione ad agenti inquinanti, quali quelli presenti nella zona e in particolare l’amianto.

Quanto esposto è ancora più significativo se si considera il fatto che la donna non lavorava all’Eternit, e quindi non aveva subito una esposizione all’amianto per cause professionali. Il suo contatto con la sostanza era quindi dovuto alla semplice presenza della donna nel quartiere.

Fatto questo che mostra, se ce ne fosse ancora bisogno, come eternit e amianto non solo siano stati causa di morte per coloro che li maneggiavano sul lavoro, ma anche per persone che semplicemente ne sono venuti a contatto in quantità sufficienti per un lungo periodo della propria vita. E’ bene comunque sottolineare come la maggior parte delle morti da amianto, più del 90% del totale, si sono avute in lavoratori che ne hanno avuto contatto per motivi professionali.